Terapie per l’AIDS e per l’HIV

curare l'Aids e l'Hiv

La terapia antiretrovirale (Art)

Funzione della terapia

Su un punto è bene essere chiari: allo stato attuale non esistono vaccini contro l’Hiv, né sono ipotizzabili clamorose scoperte a breve termine, sebbene la ricerca medica faccia registrare notevoli progressi.

L’infezione da Hiv porta dunque all’Aids e, prima o poi, alla morte. Per questo la parola d’ordine è: proteggersi.

Nei paesi occidentali, tuttavia, la maggior parte dei pazienti sopravvive per molti anni dopo la diagnosi grazie alla disponibilità sul mercato della terapia antiretrovirale (Art), basata sull’assunzione di farmaci che sopprimono la replicazione del virus. In mancanza di tale trattamento il passaggio dall’infezione all’Aids si produce in un arco di tempo che va dai nove ai dieci anni e il tasso medio di sopravvivenza dopo che si sviluppa la malattia è di 9,2 mesi.

Oggi è inoltre possibile prevenire gran parte delle infezioni opportunistiche o curarle con successo se diagnosticate tempestivamente. Spesso, però, queste infezioni passano inosservate perché molti medici non riescono a interpretarne correttamente i sintomi. Le migliori possibilità offerte dalla terapia prevedono combinazioni o “cocktail” di almeno tre medicinali, appartenenti a due o più classi di agenti antiretrovirali e operanti nelle diverse fasi del processo di replicazione del virus.

I farmaci inibitori dell’Hiv fanno in modo che diminuisca il numero di virus liberi nel sangue (carica virale) e che aumenti quello dei linfociti CD4. Sono questi, infatti, i segnali di una bassa proliferazione del virus e di un miglior funzionamento del sistema immunitario.

In tal modo la cura prolunga la durata del periodo asintomatico o allevia i sintomi della malattia.

La terapia viene consigliata in due casi:

  1. quando il numero dei linfociti e la carica virale raggiungono determinati valori limite o registrano un calo improvviso;
  2. quando si manifestano malattie associate all’infezione da Hiv come quelle opportunistiche.

Controindicazioni

I farmaci inibitori dell’Hiv possono presentare una serie di effetti collaterali indesiderati.

Al momento non si conoscono tutte le eventuali conseguenze tardive della terapia, ma una cosa è certa: i regimi antiretrovirali sono spesso complessi – bisogna assumere i medicinali diverse volte al giorno – e il paziente li deve osservare a tempo indeterminato (presumibilmente vita natural durante), ma soprattutto con il massimo rigore, altrimenti rischia di sviluppare una certa resistenza ai farmaci. Senza contare che la cura è piuttosto costosa, ragion per cui la maggior parte degli individui infetti nel mondo non vi ha accesso.

L’obiettivo dell’Art è quello di migliorare la condizione immunologia e stabilizzarla a lungo termine, in modo da ridurre l’insorgere di effetti collaterali. Non sempre, però, si riesce a centrarlo, nemmeno attenendosi rigidamente alle prescrizioni terapeutiche. Un aiuto importante può allora arrivare dal fattore umano. Uno spiccato spirito di collaborazione del paziente, il sostegno dell’ambiente in cui vive, un buon rapporto con il medico curante: ecco gli elementi che possono risultare decisivi per il successo della terapia.

Al resto deve pensare la ricerca scientifica, puntando a ridurre gli effetti collaterali indesiderati, a semplificare i regimi farmacologici per aumentarne l’efficacia, a stabilire l’ordine ottimale delle diverse cure per contenere l’eventuale resistenza ai medicinali. Inconvenienti a parte, i trattamenti antiretrovirali, associati agli strumenti di prevenzione delle infezioni che sfruttano la vulnerabilità provocata dall’Aids, giocano un ruolo importante nel ritardare l’insorgenza di complicanze associate alla malattia.

Iniziata al momento giusto, studiata su misura e seguita correttamente, la terapia può, in definitiva, allungare di parecchio la vita del paziente, migliorandone anche la qualità.

Medicina alternativa

Da quando l’Aids ha fatto breccia nella coscienza collettiva sono state sperimentate numerose forme di medicina alternativa per curarne i sintomi. Nel primo decennio dell’epidemia l’indisponibilità di terapie antiretrovirali ha indotto molte persone affette dal male a rifugiarsi in ogni sorta di possibile rimedio: dall’agopuntura ai massaggi, dall’omeopatia al training autogeno, passando dalle cure a base di erbe e fiori, dallo shiatsu, dalla pranoterapia e… chi più ne ha più ne metta.

Si tratta di strumenti ancora oggi utilizzati come terapie complementari e capaci di produrre qualche effetto benefico come la riduzione dello stress o il sollievo dal dolore. Nessuno di essi, tuttavia, si è rivelato davvero efficace nel trattamento dell’Hiv/Aids e l’interesse nei loro confronti è andato via via scemando, anche in ragione dei progressi registrati nel campo dei trattamenti convenzionali.

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