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L’AZT e gli altri farmaci “killer”

L’Azt è una sostanza contenuta nello sperma delle aringhe, che nel 1964 fu sintetizzata come farmaco antitumorale da Jerome Horwitz, un ricercatore della Cancer Foundation di Detroit. Rimase inutilizzato per vent’anni poiché si constatò che causava la morte in laboratorio della maggior parte dei topi leucemici ai quali veniva somministrato (per lo stesso motivo è tuttora impiegato come base del veleno per topi). La sua elevata tossicità indusse Horwitz a non chiederne nemmeno il brevetto e ad archiviare la documentazione. Nel 1986 fu tuttavia rispolverato dalla Fda (Food and Drug Administration), che lo approvò come strumento di lotta contro l’Aids a seguito di una sperimentazione truffa.
Il farmaco non fa differenza tra cellule sane, cancerose e virus. Se da una parte può quindi arrestare la duplicazione di cellule malate e virus, dall’altra blocca tutti i processi vitali, devastando l’organismo. La somministrazione di Azt può provocare la distruzione del sistema immunitario, del midollo osseo, dei tessuti e della flora batterica intestinale, ma anche atrofia muscolare, linfomi, danni al fegato, al pancreas, alla pelle e al sistema nervoso.
Nella stessa categoria dell’Azt rientrano altre sostanze quali 3TC, D4T, ddC, ddI e ABC. Il loro funzionamento è analogo, così come le conseguenze. A partire dal 1996 l’utilizzo di un singolo farmaco è stato sostituito dal ricorso ad autentici “cocktail” di sostanze che dovrebbero bilanciarsi l’un l’altra, inibendo i rispettivi effetti negativi. In tal modo, però, vengono bloccate alcune attività biologiche necessarie sia alla formazione di nuove copie del virus che al corretto funzionamento delle cellule sane, con effetti tossici ancora una volta rovinosi.
Studi condotti da alcuni esponenti della controinformazione sull’Aids avrebbero dimostrato che circa la metà degli individui trattati con i farmaci antiretrovirali appartengono al gruppo dei positivi al test perfettamente sani prima della cura. Al momento vi sono centinaia di migliaia di persone al mondo che assumono tali sostanze. Per loro fortuna i dosaggi sono stati alleggeriti nel corso degli anni, e la somministrazione, che inizialmente era continuativa, è oggi a cicli. Ciò ha ridotto di molto la mortalità dei soggetti trattati, allontanandola da una percentuale che, in passato, è stata prossima al 100%.

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