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La posizione ufficiale

Nonostante qualche timido e isolato segnale di apertura nel recente passato, la posizione intransigente della Chiesa Cattolica in materia di preservativi non cambia: il loro uso è illecito sia come sistema per evitare gravidanze indesiderate sia come strumento di prevenzione delle malattie a trasmissione sessuale. Le ragioni di un'opposizione tanto ostinata vanno cercate nell'antico dettame secondo il quale l'unione del corpo e dello spirito deve compiersi all'interno del sacramento matrimoniale ed esclusivamente in funzione della procreazione. In altri termini il rapporto sessuale è ammesso solo dopo le nozze e solo se finalizzato al concepimento di figli.

 

Da Paolo VI a Giovanni Paolo II

La campagna anti-condom del Vaticano prese il via ai tempi di Paolo VI, il pontefice che, attraverso l'enciclica Humanae Vitae del 1968, per primo disse no all'uso di quello che all'epoca era solo un metodo anticoncezionale (la funzione preventiva nei confronti dell'Aids sarebbe emersa molti anni dopo). E ciò in barba al parere della commissione incaricata di studiare la questione, che a maggioranza dei suoi membri aveva votato per la liberalizzazione dei contraccettivi.

Una decisa inversione di rotta sarebbe stata possibile per mano di Giovanni Paolo I, che a più riprese aveva manifestato l'intenzione di sdoganare i temi della paternità responsabile e del ricorso agli anticoncezionali. Eloquente la frase da lui pronunciata nel corso di una conferenza sull'amore coniugale e sull'educazione familiare, andata in scena due mesi prima che l'Humanae Vitae vedesse la luce, allorché era ancora vescovo: «Speriamo che il papa possa dare una parola liberalizzatrice». Il malore improvviso (e, a detta di qualcuno, sospetto) che lo strappò alla vita dopo appena 33 giorni di pontificato impedì però a papa Luciani di portare avanti il processo di rinnovamento auspicato da tante coppie.

Giovanni Paolo II E così la linea ultraconservatrice di Paolo VI prese il sopravvento, seguita anche da Giovanni Paolo II, che si dichiarò sempre contrario all'impiego dei mezzi artificiali di controllo delle nascite per far fronte al problema della sovrappopolazione. Nell'enciclica Sollicitudo rei socialis del 1987 Karol Wojtyla definì allarmante il fatto che molti paesi cercassero di ridurre il tasso di natalità, contraddicendo in tal modo non solo la propria identità religiosa, ma anche la vera natura del proprio sviluppo. Nemmeno l'epidemia di Aids scoppiata negli anni Ottanta indusse il papa polacco a mostrarsi più indulgente verso il profilattico. Queste le parole da lui spese in merito nel 2005: «Bisogna combattere la malattia in modo responsabile», ossia «aumentando la prevenzione, soprattutto mediante l'educazione al valore sacro della vita e la formazione a una corretta pratica della sessualità, che presuppone castità e fedeltà».

 

Il pensiero di Benedetto XVI

benedetto XVIL'ascesa al soglio apostolico di Joseph Ratzinger, già prefetto della Congregazione per la dottrina della fede (l'organo incaricato di vigilare sulla purezza dell'insegnamento ecclesiastico) sotto Giovanni Paolo II, non ha fatto altro che rafforzare la condanna vaticana all'indirizzo del preservativo. "Il pastore tedesco", come lo ha definito il quotidiano di sinistra Il Manifesto, ha subito messo in chiaro le cose con il Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica, nel quale trova conferma la censura di qualsiasi pratica sessuale «che si proponga di impedire la procreazione».

E per quanto riguarda la strategia da adottare nella lotta all'Aids? Be', Benedetto XVI ha scelto nientemeno che il 1° dicembre 2005, vale a dire la XVIII Giornata Mondiale contro l'Aids, per ribadire quali debbano essere le armi per contrastare la malattia: «continenza, fedeltà nel matrimonio, educazione, assistenza ai poveri». Nemmeno un cenno, invece, all'uso del condom, che continua dunque a non avere diritto di cittadinanza nemmeno come strumento di prevenzione sanitaria.

Del resto le idee dell'attuale Santo Padre erano note a tutti fin dai tempi in cui ricopriva la carica di cardinale. Tempi in cui aveva rilasciato dichiarazioni come questa: «Cercare una soluzione al problema del contagio promuovendo l'uso di profilattici significherebbe intraprendere un cammino non solo insufficientemente affidabile dal punto di vista tecnico, ma anche e soprattutto inaccettabile dal punto di vista morale. Tale proposta di un sesso "sicuro" o "più sicuro", come dicono, ignora la vera causa del problema, cioè il permissivismo che, nella sfera sessuale, corrode la fibra morale della gente».

 

Il dossier sul preservativo

Ci è voluta la pubblicazione degli ultimi dati sulla diffusione dell'Aids per indurre la Chiesa Cattolica a riconsiderare il proprio atteggiamento. 40 milioni di persone infette nel mondo, 4,3 milioni di nuovi contagi e 2,9 milioni di decessi registrati solo nel 2006. Questa la fotografia di un dramma che, secondo le stime dell'Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità), porterà un individuo su tre a morire prima dei trent'anni nel 2010. Davanti a numeri tanto eclatanti Ratzinger si è deciso a stimolare una nuova riflessione e ha commissionato al Pontificio Consiglio per la Pastorale della Salute uno studio approfondito sull'opportunità di un moderato permissivismo in tema di profilattici (per esempio approvandone l'utilizzo nei rapporti tra due coniugi, di cui uno sieropositivo).

«Si tratta di stabilire se alcune eccezioni per fatti nuovi come l'emergenza Aids siano conciliabili con i principi della morale», hanno fatto sapere dalla curia in sede di presentazione del dossier, quasi duecento pagine redatte con l'ausilio sia di teologi che di scienziati e tuttora al vaglio della Congregazione per la dottrina della fede. Sorvolando sulla discutibile espressione "fatti nuovi", adoperata in relazione a una realtà che tutti conoscono dal lontano 1981 (anno che segna ufficialmente l'inizio dell'epidemia), molti dubbi restano sull'effettiva possibilità che la Santa Sede apra, seppure in parte, all'uso del preservativo.

Javier Lozano BarraganDubbi avvalorati dalle precisazioni che il cardinale Javier Lozano Barragan, presidente del dicastero vaticano della salute, ha voluto riferire a lavoro ultimato: «Il dossier sul profilattico come mezzo di prevenzione dell'Aids non mette in discussione la tradizionale condanna del libertinaggio sessuale e di ogni rapporto prematrimoniale, in particolare omosessuale». Per non parlare della visita in Brasile effettuata da Benedetto XVI nel maggio scorso. Doveva costituire, tale visita, l'occasione per ristabilire il dialogo con una comunità che, pur essendo in larga maggioranza cattolica, mal sopporta il proibizionismo della Chiesa in materia di condom. Si è rivelata, invece, un buco nell'acqua, visto che il papa si è limitato a raccomandare la massima prudenza sulle tematiche sessuali al presidente Lula, e questi, per tutta risposta, ha annunciato l'intenzione di immettere sul mercato 50 milioni di preservativi con lo sconto del 90%.

Insomma, sebbene la preparazione del famoso dossier rappresenti un apprezzabile tentativo di rimettere in discussione convinzioni ormai vecchie di quattro decenni, non è il caso di farsi troppe illusioni. Il rischio è anzi quello di dover rispolverare l'efficace similitudine coniata nel giugno 2006 dal reverendo James Keenan, docente di etica al Boston College: «Il Vaticano è come un sommergibile. Ha sollevato il suo periscopio, ha dato un'occhiata in giro e poi lo ha fatto reimergere».

 

 

 





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