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8 Maggio 2008
Non più gay e/o tossicodipendente, ma etero, quarantenne e spesso inconsapevole. È l’identikit del malato di Aids tracciato da Stefano Vella, direttore del Dipartimento del Farmaco presso l’Istituto Superiore di Sanità.
«È cambiato il target del paziente che scopre di avere l’Aids – ha spiegato l’esperto durante la presentazione di un nuovo farmaco a Pomezia (Roma) -. Diminuiscono i tossicodipendenti, mentre aumentano le persone che contraggono l’infezione per via sessuale». Un fenomeno, quest’ultimo, che riguarda ora «più gli eterosessuali che gli omosessuali», ha aggiunto.
Capitolo età. Aumenta quella dei soggetti contagiati, che ormai supera in media i quarant’anni. Secondo Vella «ciò è dovuto al fatto che sempre più persone, oltre il 50%, scoprono di essere sieropositive a ridosso della diagnosi di malattia conclamata». Il problema «è che tanti adulti ed eterosessuali hanno rapporti non protetti nella convinzione che questo non rappresenti un comportamento a rischio». Non solo: «Spesso, per molti anni, non si pongono nemmeno lo scrupolo di effettuare un test e arrivano alla diagnosi molto tardi».
E non va sottovalutato nemmeno il rischio per gli over 60, «che, grazie ai farmaci contro l’impotenza, oggi hanno una vita sessuale più attiva e sono poco attenti ai pericoli dei rapporti non protetti». La conferma arriva anche dalle parole di Rosaria Iardino, presidente del Network italiano persone sieropositive: «la diffusione del virus cresce tra gli anziani perché loro hanno molto meno la cultura del preservativo e, in anni recenti, hanno riscoperto il sesso con le pillole dell’amore».
Comodo.it
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