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17 Luglio 2008
Preservativo sì, anzi no. La Chiesa filippina fa dietrofront sull’ eccezione fatta nei giorni scorsi al divieto assoluto di usare il condom. O meglio, sostiene di non aver mai fatto alcuna eccezione.
Lo si apprende da un comunicato a firma di Edwin Carros, portavoce della Conferenza episcopale cattolica delle Filippine (Cbcp): “In nessuna circostanza il Vaticano e il Cbcp hanno rilasciato una dichiarazione ufficiale per consentire il ricorso al profilattico in casi estremi”. Con buona pace degli organi di informazione nazionali e internazionali, ora accusati di aver distorto la verità: “La stampa interpreta male gli insegnamenti della Chiesa, soprattutto quelli che riguardano i contraccettivi e l’aborto, per soddisfare i propri interessi politici, aumentare la tiratura e attirare pubblicità”.
La notizia della presunta apertura verso il preservativo aveva fatto il giro del mondo ed era stata accolta con soddisfazione dalle organizzazioni che combattono la diffusione dell’Hiv-Aids. In sostanza ai cattolici del paese asiatico era stata attribuita la volontà di autorizzare l’uso del profilattico tra coniugi nel caso in cui uno dei due sia sieropositivo o malato di Aids. La voce era circolata dopo che il Cbcp aveva deciso di partecipare a un programma di educazione e sensibilizzazione sul tema dell’Hiv. Ora la smentita, con Carros che consiglia “l’autodiscipline e la fedeltà al proprio partner” come unici strumenti di lotta contro l’epidemia.
Secondo i dati del governo di Manila, solo 2.719 persone sono registrate come infette in una nazione che conta oltre 86 milioni di abitanti. Le organizzazioni non governative alle prese col problema, però, ritengono che il numero reale sia molto più elevato. Le Filippine sono il più grande dei due stati a maggioranza cattolica dell’Asia. L’altro è il minuscolo Timor Est.
Comodo.it
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