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6-7 novembre a Palermo, l’occasione per fare il punto sullo stato dell’infezione da Hiv. Nel 2007 sono stati diagnosticati 1600 nuovi casi. In Italia vivono circa 150-180 mila persone con Aids, un quarto di loro non sa di essere infetto.
PALERMO - Nel 2007, in Italia sono stati diagnosticati circa 1600 nuovi casi di infezione da HIV.
In Italia vivono circa 150-180 mila persone con AIDS. Si stima che circa ¼ di queste persone non sappia di essere infetto. Nel nostro Paese, ogni anno, si registrano 2.000 nuovi casi di AIDS (70 in Sicilia) per un totale complessivo di quasi 60 mila diagnosi. In Sicilia, dal 1984 al 2007, sono stati diagnosticati 2.548 casi di AIDS; nell’ultimo decennio i malati siciliani sono quasi raddoppiati, passando da 693 a 1142. Oltre il 60% delle persone infette con HIV giunge tardi alla diagnosi; si tratta, soprattutto, di chi ha contratto il virus per via sessuale.La maggiore presenza di stranieri in Italia (rapporto Caritas 2008) ha determinato un incremento di casi: nel 2007 la proporzione tra italiani e stranieri è stata di 8 a 2. A Palermo nei primi sei mesi di quest’anno presso l’ospedale Casa del Sole (Asl 6) su 4 pazienti con HIV, 1 è straniero.
Giovedì 6 e venerdì 7 novembre 300 esperti ne discuteranno all’Hotel San Paolo di Palermo, nell’ambito del XXII Congresso nazionale dal titolo “Infezione da HIV/AIDS: nessuno è lontano”, organizzato dall’associazione ANLAIDS nazionale in collaborazione con la sede ANLAIDS regionale e quella provinciale, intitolata a Felicia Impastato. Il tema di quest’anno mette al centro i migranti per sottolineare l’assoluta vicinanza di ANLAIDS nei confronti delle popolazioni svantaggiate, che hanno più bisogno e poca voce. Alla presentazione del congresso avvenuto stamattina alla “Vignicella” all’interno dell’ospedale psichiatrico Pisani di Palermo hanno partecipato Salvatore Iacolino, direttore generale dell’ASL 6, Tullio Prestileo, presidente di ANLAIDS Sicilia, nonché dirigente medico dell’U.O.C. di Malattie Infettive dell’ospedale Casa del Sole, Giuseppina Cassarà, specialista in Medicina delle migrazioni, Fulvio Vassallo Paleologo, docente di Diritto delle migrazioni all’Università di Palermo.
“La maggioranza degli stranieri, arriva nel nostro Paese sana e contrae il virus nel nostro territorio. Questo deve lasciarci pensare - sottolinea Tullio Prestileo -. Il problema non sono le persone che arrivano ma le situazioni socio-economiche che sono costrette a vivere che le fanno ammalare”. A condividere la stessa considerazione è anche il prof. Fulvio Vassallo Paleologo che che dice: “Nonostante l’80% delle donne che giungono dalla Libia sono state violentate in quel paese, solo una percentuale molto bassa di queste ha già contratto il virus. Per lo più si tratta di ragazze molto giovani, sane e in stato di gravidanza. Giungono da noi nella gran parte dei casi in buona salute ed è solo in un secondo momento che contraggono la malattia”. “Per limitare l’espansione della malattia soprattutto tra le donne immigrate una strada importante da perseguire è quella di prevenire il fenomeno attraverso il lavoro svolto da iniziative come il progetto Maddalena che, dopo alterne vicende è riuscito ad essere nuovamente operativo dal febbraio di quest’anno - continua Giuseppina Cassarà, specialista in medicina delle migrazioni -. Ci appelliamo alle amministrazioni locali perché possano mostrare maggiore sensibilità verso questo fenomeno”.
“Il ritardo della diagnosi mette in evidenza una pericolosa mancanza di consapevolezza per i comportamenti a rischio e causa un sensibile incremento della mortalità di questa malattia - dice l’associazione ANLAIDS -. Informazione e prevenzione sono, insieme al preservativo, armi indispensabili per combattere l’AIDS”. Nel 2007 almeno il 50% delle nuove diagnosi di AIDS è stata fatta in persone che non sapevano di essere sieropositive. A Palermo si è consolidato un modello di assistenza socio-sanitaria che,grazie alla direzione generale dell’ASL6 e attraverso la collaborazione dell’UOC di malattie infettive dell’ASL6 e di altre realtà associative (ANLAIDS, National Focal Point, Emergency) è in grado di fornire un approccio diagnostico e terapeutico efficace e innovativo alla malattia. (Serena Termini)
Fonte: superabile.it




