La
verginità
Sia per la donna che per l’uomo si può
parlare di verginità riferendosi ad
una condizione psicologica e culturale caratterizzata
dal fatto di non aver mai avuto rapporti sessuali
completi. E’ una condizione tipica della
prima adolescenza, seppure con ampie oscillazioni
rispetto all’età.
La scelta del momento in cui avere il primo
rapporto sessuale può infatti variare
da individuo a individuo, in base a ragioni
interiori e personali.
La verginità assume i connotati particolari
di una scelta morale e religiosa per quanti
la considerano come un valore interiore, da
salvaguardare o da offrire al partner che
si è scelto. Nella donna la verginità
ha inoltre un correlato fisico nell’integrità
dell’imene, una sottile membrana che
occlude parzialmente l’ingresso della
vagina. Ed è alla verginità
femminile che in passato si attribuiva un
valore positivo socialmente riconosciuto.
Solo in tempi vicini ai nostri si sono allentati
i rigidi pregiudizi sociali che facevano coincidere
il valore della donna e la sua moralità
col fatto di giungere vergine al matrimonio.
La
prima volta
La “prima volta” è un evento
significativo che crea in tutti qualche apprensione.
Mentre i ragazzi hanno, per lo più,
paura di non essere all’altezza della
situazione, per le ragazze questa esperienza
è spesso associata alla paura del dolore
e alla consapevolezza o al timore di perdere
la verginità.
La “prima volta” segna comunque
l’inizio della vita sessuale relazionale.
La tradizione culturale ha enfatizzato, in
passato, le connotazioni drammatiche della
prima esperienza sessuale. Le emozioni e le
paure che pesano su un evento ancora ignoto
possono venire alimentate anche dai racconti
e dalle fantasie che si fanno tra coetanei,
spesso basati su informazioni inesatte.
Per quanto riguarda la paura del dolore, va
detto che le sensazioni dolorose dovute alla
prima penetrazione sono minime, o addirittura
assenti, soprattutto se la ragazza è
rilassata, ha una buona eccitazione sessuale,
e ha fiducia nel partner. L’imene può
lacerarsi durante il primo rapporto e sanguinare
leggermente, ma a volte è così
elastico da consentire il rapporto senza avere
la rottura. La realtà fisiologica della
prima volta è dunque molto meno problematica
di quanto s’immagini.
Tuttavia, anche se non assume valori particolari,
la prima esperienza è carica di significati
emotivi per tutte le ragazze: la rottura dell’imene
diviene il segnale di un cambiamento che è
il risultato di una scelta maturata dentro
di noi.
Quando?
Molti ragazzi e ragazze chiedono quale sia
l’età giusta per avere il primo
rapporto sessuale. Possiamo rispondere che
non esiste un’età giusta per
vivere la prima esperienza sessuale. Ognuno
di noi deve seguire il proprio percorso interiore
di maturazione e decidere di avere il primo
rapporto quando sente di volerlo e di desiderarlo.
La
scoperta del piacere e del desiderio può
indurci a sperimentare i giochi amorosi, il
contatto dei corpi, l’abbraccio e i
baci, le carezze, fino a giungere all’unione
degli organi genitali. Una forte attrazione
può rendere possibile l’atto
sessuale per il quale fino a quel momento
non ci eravamo sentiti pronti.
Possiamo anche decidere di non avere rapporti
sessuali completi perché non ci sentiamo
pronti, mentre abbiamo voglia di continuare
l’esplorazione della sessualità
per conoscere meglio le sensazioni di piacere
che ci comunica il gioco amoroso con l’altro.
Nella scelta della prima volta è importante
non farsi condizionare dall’esterno.
Bisogna sentire dentro di noi che è
venuto il momento giusto, con un partner che
ci dia fiducia e che ci consenta di fare un’esperienza
piacevole, e di condividere e superare insieme
ansie e preoccupazioni. La sessualità
richiede, come ogni conoscenza o capacità,
un tempo di apprendimento. Non è facile
capire cosa desideriamo e cosa desidera l’altro.
A volte sappiamo quello che non ci piace,
ma abbiamo molta difficoltà a riconoscere
i nostri bisogni o le nostre preferenze.
La stessa “prima volta” può
risultare insoddisfacente o deludere le nostre
aspettative.
In questo caso è importante non drammatizzare,
e cercare piuttosto di capire che cosa non
ha funzionato: se è stato il partner
che ha sbagliato nei modi o nei tempi, o se
il problema è dentro di noi: c’è
qualcosa che ci frena e ci rende ansiosi?
Oppure abbiamo dovuto mostrarci diversi da
quello che siamo: più sicuri, più
potenti?
E’ molto importante, comunque, essere
bene informati e non confondere sessualità
e procreazione. Anche se siamo pronti per
fare l’amore, non lo siamo certo per
fare i genitori.