{"id":897,"date":"2008-06-26T00:00:00","date_gmt":"2008-06-25T22:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2019-12-19T11:08:47","modified_gmt":"2019-12-19T10:08:47","slug":"il-processo-produttivo-del-preservativo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.comodo.it\/blog\/il-processo-produttivo-del-preservativo\/","title":{"rendered":"Le fasi di produzione del preservativo"},"content":{"rendered":"<h2><strong>L\u2019estrazione del lattice:<\/strong><\/h2>\n<p>Il processo di produzione dei preservativi ha inizio con l\u2019estrazione del lattice dall\u2019hevea, arbusto appartenente alla famiglia delle Euforbiacee, meglio conosciuto come albero della gomma.<\/p>\n<p>Pur essendo originaria dell\u2019Amazzonia (il suo nome completo \u00e8 Hevea brasiliensis), questa pianta \u00e8 coltivata soprattutto nel Sudest asiatico, dove gli inglesi la introdussero verso la fine del XIX secolo nell&#8217;intento di sfruttarla a fini commerciali. Consistente \u00e8 anche la sua presenza in alcuni paesi Africa tropicale, mentre i tentativi di farla attecchire in altre zone del Sud America non hanno prodotto risultati soddisfacenti.<\/p>\n<p>A prima vista colpisce per l\u2019altezza, che pu\u00f2 raggiungere i trenta metri, ma la sua caratteristica principale \u00e8 la presenza del lattice nei canali lactiferi della parte esterna e della zona liberiana. Tale sostanza fornisce il caucci\u00f9 di hevea o para, che ne fa parte per il 30-40%. Per estrarla \u00e8 necessario praticare nella corteccia delle incisioni diagonali lunghe un terzo o met\u00e0 dell\u2019intera circonferenza del tronco. Il liquido che ne fuoriesce viene poi raccolto in piccole ciotole legate al fusto.<\/p>\n<p>La procedura descritta permette di ricavare circa 30 ml di lattice da ogni incisione. Nelle piantagioni si coltivano 200-250 alberi per ettaro, quanto basta affinch\u00e9 ogni ettaro assicuri una resa annua di almeno 450 kg. Le piante cominciano a essere sfruttate a partire dai cinque-sei anni di et\u00e0 poich\u00e9 gli esemplari adulti forniscono una produzione maggiore.<\/p>\n<p>La scoperta dell\u2019hevea da parte degli europei risale al 1735, anno nel quale il francese Charles de la Condamine visit\u00f2 il tratto superiore del fiume Orinoco, in Venezuela. Nello stato di Amazonas, vicino alla citt\u00e0 di Esmeralda, egli not\u00f2 che gli indigeni realizzavano bottiglie in caucci\u00f9, utilizzando il lattice che colava dal tronco di un albero. Dopo aver creato uno stampo di argilla attorno a un bastone, lo immergevano nel lattice fresco. Quando lo stesso si induriva, staccavano l\u2019involucro e la bottiglia era pronta.<\/p>\n<p>Una domanda sorge spontanea: l\u2019ampio ricorso al lattice naturale (non solo per la produzione dei preservativi) potrebbe provocare l\u2019estinzione dell\u2019hevea? La risposta \u00e8 no. Le incisioni praticate sugli alberi, infatti, non ne danneggiano la crescita. E poi, a detta degli stessi ambientalisti, lo sfruttamento delle piante favorirebbe addirittura la riduzione del loro abbattimento.<\/p>\n<p>Si spiega cos\u00ec la decisione del governo brasiliano di produrre condom con la gomma proveniente dalla foresta amazzonica. Decisione motivata anche da altre due esigenze: creare reddito per gli indios che vivono nel grande ecosistema e limitare la dipendenza del paese dall&#8217;importazione del suo principale alleato nella lotta contro l\u2019Aids.<\/p>\n<h2><strong>La purificazione e il compound:<\/strong><\/h2>\n<p>Una volta raccolto, il lattice deve essere purificato. \u00c8 questa la prima fase della sua lavorazione, che ha luogo in condizioni d\u2019igiene assoluta: l\u2019aria degli ambienti adoperati \u00e8 accuratamente filtrata per evitare la contaminazione dovuta al pulviscolo atmosferico o ad altre sostanze, mentre il personale deve utilizzare indumenti analoghi a quelli indossati in sala operatoria.<br \/>\nEssendo un prodotto naturale, il lattice pu\u00f2 coagulare o diventare acido. Per impedire che ci\u00f2 accada, la materia prima dei preservativi \u00e8 trattata con elementi additivi quali antiossidanti, acceleranti del successivo processo di vulcanizzazione, stabilizzatori e conservanti.<\/p>\n<h2><strong>Il dipping:<\/strong><\/h2>\n<p>I preservativi prendono forma durante la fase denominata dipping.<br \/>\nNelle vasche a temperatura controllata contenenti il lattice trattato sono introdotte sagome di vetro o porcellana. Quando riemergono, queste ultime sono rivestite da una pellicola quasi invisibile e, ruotando su s\u00e9 stesse, garantiscono la distribuzione uniforme del lattice sulle pareti. Dopo un primo essiccamento a raggi infrarossi, le sagome subiscono una nuova immersione, al termine della quale le estremit\u00e0 aperte sono arrotolate a formare una cintura.<\/p>\n<p>Nel successivo processo di vulcanizzazione la gomma si lega chimicamente allo zolfo mediante riscaldamento in appositi forni essiccatori. Se eseguita accuratamente, tale operazione consente di ottenere un prodotto finito di alta qualit\u00e0. A questo punto non rimane che staccare i profilattici dalle matrici, abbassandone la temperatura con un getto d\u2019acqua ad alta pressione.<\/p>\n<h2><strong>Il testing:<\/strong><\/h2>\n<p>Una volta lavati e asciugati, <a href=\"\/categoria\/preservativi\/10028\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">i preservativi<\/a>\u00a0devono superare una serie di rigorosi controlli, rientranti nella fase denominata testing.<br \/>\nIl passaggio attraverso un campo elettrico ad alto voltaggio permette di individuare l\u2019eventuale presenza di fori o zone di spessore non uniforme.<\/p>\n<p>Si provvede quindi all&#8217;eliminazione degli esemplari difettosi, mentre quelli \u201cpromossi\u201d accedono alle prove successive. Tra queste va ricordato il gonfiaggio con aria compressa dei profilattici fino al punto di rottura, che ha lo scopo di accertarne l\u2019elasticit\u00e0, ma anche la resistenza alle pressioni pi\u00f9 elevate.<\/p>\n<p>Superato lo stadio dei test elettronici, che riguarda il 100% della produzione e serve a salvaguardare l\u2019affidabilit\u00e0 di ogni singolo condom, si provvede a prelevare alcuni esemplari per un\u2019ulteriore verifica di qualit\u00e0 (testaggio a campione). Dopo averli riempiti con 300 ml d\u2019acqua a temperatura ambiente e tenuti sospesi per qualche minuto, li si avvolge nella carta assorbente per scoprire eventuali fughe di liquido.<\/p>\n<p>Infine un certo numero di condom \u00e8 fatto invecchiare artificialmente mediante esposizione a una temperatura di 70 gradi per 48 ore. Un sistema che consente di constatarne lo stato di conservazione al termine del ciclo di vita quinquennale.<\/p>\n<h2><strong>Il foiling packing:<\/strong><\/h2>\n<p>L\u2019ultima fase del processo produttivo \u00e8 il foiling packing, che consiste nel confezionamento in camera sterile del prodotto finito.Ogni preservativo \u00e8 sigillato in un involucro di alluminio per scongiurare possibili contaminazioni microbiologiche.<\/p>\n<p>\u00c8 infatti provato che l\u2019alluminio garantisce la miglior protezione possibile dei profilattici da ossidazione e raggi ultravioletti (l\u2019esposizione prolungata all&#8217;aria e alla luce UV causano perdita di elasticit\u00e0 e conseguente fragilit\u00e0, aumentando il rischio di cedimento durante l\u2019uso). Non a caso l\u2019Organizzazione mondiale della sanit\u00e0 (Oms) ha reso obbligatorio l\u2019impiego esclusivo di questo materiale, escludendo i compositi di carta o plastica.<\/p>\n<p>Al momento di confezionare il condom si provvede anche a immettere una goccia di lubrificante siliconico, che si distribuisce in maniera uniforme. Nel caso dei condom aromatizzati (identici agli altri per caratteristiche tecniche, ma colorati e al gusto di frutta), poi, al lubrificante sono aggiunti gli aromi, mentre la colorazione del lattice \u00e8 resa possibile dall&#8217;inserimento di sostanze naturali prima della vulcanizzazione.<\/p>\n<p>Esaurite queste operazioni, si passa alla formazione delle confezioni multiple, le quali devono recare\u00a0tutte le indicazioni nella lingua del paese di destinazione. Lo stesso vale per il foglietto di istruzioni, che la vigente normativa Ue raccomanda di integrare con illustrazioni riguardanti il corretto uso del profilattico.<\/p>\n<p>Tutti i preservativi in commercio devono rispondere a requisiti previsti dalla normativa europea EN 600\/1996 (lunghezza, larghezza, spessore, impermeabilit\u00e0, capienza, resistenza allo strappo). Sono inoltre disciplinati come dispositivi medici dalla direttiva 93\/42 CE. Si consiglia pertanto di acquistare sempre prodotti recanti i marchi CE, MD o OK, accompagnati dal relativo foglietto illustrativo e dalla data di scadenza, che \u00e8 fissata in cinque anni.<\/p>\n<p>Se conservati in luogo fresco e asciutto, i profilattici non presentano problemi di integrit\u00e0 durante il loro ciclo vitale. \u00c8 dunque preferibile evitare di tenerli nel portafogli o nel vano portaoggetti dell\u2019automobile. Meglio un astuccio che li protegga dalla luce e da oggetti appuntiti o taglienti. A tal proposito esistono in commercio allegri e discreti <a href=\"\/categoria\/portapreservativi\/10033\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">portapreservativi<\/a>, che assicurano una perfetta conservazione.<\/p>\n<p>Video illustrativo<\/p>\n<h2><strong>Una produzione molto concentrata:<\/strong><\/h2>\n<p>I preservativi possono essere realizzati solo in stabilimenti con un\u2019elevata capacit\u00e0 produttiva perch\u00e9 le vasche contenenti il lattice devono funzionare 24 ore su 24.<\/p>\n<p>Anche le fabbriche di dimensioni pi\u00f9 ridotte ne \u201csfornano\u201d diverse decine di milioni ogni anno. La materia prima \u00e8 di provenienza soprattutto asiatica, ma i tre principali produttori mondiali sono il Giappone l\u2019Inghilterra e gli Stati Uniti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Scopri come vengono prodotti i preservativi ma soprattutto i test rigidi a cui vengono sottoposti prima della vendita&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":1024605,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[845,63],"tags":[],"class_list":["post-897","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-guida-al-preservativo","category-cosa-sapere-sul-preservativo"],"acf":[],"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.comodo.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/897","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.comodo.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.comodo.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.comodo.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.comodo.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=897"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.comodo.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/897\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.comodo.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1024605"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.comodo.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=897"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.comodo.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=897"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.comodo.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=897"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}