Notizie dell’ultima ora su giornali come il The Guardian, sembrano mettere in luce un’ennesimo attacco ai diritti fondamentali dell’uomo da parte dei talebani afghani. Pare che questi abbiano interrotto la vendita di contraccettivi in due delle principali città del paese, affermando che l’uso di questi prodotti da parte delle donne rappresenta “una cospirazione occidentale per controllare la popolazione musulmana”.

Secondo quanto riferito da alcuni proprietari di farmacie, i combattenti talebani hanno minacciato di armi in pugno i commercianti, intimando loro di non tenere in vendita alcun tipo di medicinale anticoncezionale.

Questa decisione rappresenta sembra essere l’ultimo attacco ai diritti delle donne da parte dei talebani che, da quando sono saliti al potere nell’agosto del 2021, hanno chiuso le università alle giovani donne, limitato la loro possibilità di lasciare le loro case e costretto le donne a lasciare il lavoro.

“Limitare i contraccettivi rappresenta un duro colpo per le donne afgane, soprattutto in un paese dove una donna su 14 muore per cause legate alla gravidanza ed è uno dei paesi più pericolosi al mondo dove partorire”.

Nonostante le richieste di commento da parte dell’UNFPA, il rappresentante delle autorità sanitarie dei talebani non ha rilasciato alcuna dichiarazione ufficiale sulla questione.

Minaccia per controllare la popolazione musulmana

A parlare al The Guardian sono le giovani donne, mogli e madri come Zainab, una ragazza di 17 anni sposata da due anni e residente nella città settentrionale di Mazar-i-Sharif, il divieto dei contraccettivi è stato uno shock.

“Usavo segretamente contraccettivi per evitare una gravidanza immediata. Voglio crescere bene mia figlia con adeguate strutture sanitarie e scolastiche, ma i miei sogni sono andati in frantumi quando l’ostetrica la scorsa settimana mi ha informato che non aveva pillole contraccettive e iniezioni da offrirmi”, ha dichiarato la giovane donna.

Le recenti restrizioni imposte dai talebani sull’accesso ai contraccettivi hanno suscitato indignazione tra gli attivisti per i diritti delle donne in Afghanistan.

Secondo Shabnam Nasimi, un’attivista sociale nata in Afghanistan nel Regno Unito, “il controllo dei talebani non solo sul diritto umano delle donne al lavoro e allo studio, ma ora anche sui loro corpi, è oltraggioso”.

Nasimi ha sottolineato l’importanza di garantire alle donne afghane l’accesso ai servizi di pianificazione familiare e contraccezione, tutte componenti essenziali dei diritti delle donne come lo stesso diritto all’uguaglianza, alla non discriminazione, alla vita, alla salute sessuale, alla salute riproduttiva e altri diritti umani fondamentali.

Il controllo dei talebani sui diritti delle donne afghane: arriva la denuncia degli attivisti per i diritti umani

Il rapporto del 2021 di Human Rights Watch denunciava già in precedenza la mancanza di informazioni di base sulla salute materna e sulla pianificazione familiare per la maggior parte delle donne afghane, soprattutto per quelle che vivono in condizioni di povertà.
Il rapporto denunciava che il sistema sanitario del paese era sempre più inaccessibile per il 61-72% delle donne afghane, le quali vivono in condizioni di povertà e spesso hanno più figli di quelli che desiderano a causa della mancanza di accesso alla contraccezione moderna.

Questa situazione, secondo il rapporto, espone ancora oggi, le donne afghane a gravidanze rischiose per mancanza di cure e a procedure mediche che potrebbero essere eseguite in modo più sicuro con l’accesso e la capacità di utilizzare tecniche più moderne.

Il rapporto di Human Rights Watch dimostra come la situazione che era già già difficile prima della presa del potere dei talebani, sta degenerando con l’obbligo di impedire l’accesso ai contraccettivi alle donne che cercano di tutelare la propria salute riproduttiva e la propria autonomia.

Gli attivisti per i diritti delle donne hanno invitato i talebani a rispettare gli accordi internazionali che garantiscono l’accesso universale all’assistenza sanitaria sessuale e riproduttiva.

“L’accesso alla contraccezione e il diritto alla pianificazione familiare non è solo una questione di diritti umani; è anche fondamentale per l’emancipazione delle donne e per far uscire un paese dalla povertà”, ha sottolineato Nasimi, attivista .

La situazione della contraccezione in altri Paesi e la tutela dei diritti umani fondamentali

Ma il divieto o la limitazione nell’ utilizzo metodi contraccettivi rappresenta un grave ostacolo per le donne anche in altre parti del mondo, oltre all’Afghanistan, ci sono molti altri Paesi, infatti, che hanno posto ostacoli all’utilizzo dei contraccettivi femminili.

Ad esempio, in alcuni Paesi dell’Africa e dell’Asia, l’accesso ai metodi contraccettivi è limitato a causa di problemi economici o culturali, mentre in altri Paesi la contraccezione è vietata per motivi religiosi o politici.

In India, invece, il governo ha promosso campagne di pianificazione familiare fin dagli anni ’50, ma negli ultimi anni sono stati segnalati casi di sterilizzazione forzata e di accesso limitato ai contraccettivi.

In Egitto, il governo ha vietato la vendita di contraccettivi orali senza prescrizione medica, il che ha creato difficoltà per le donne che cercano di accedere ai metodi contraccettivi.

Divieti ed ostacoli sono presenti anche in alcuni Paesi europei, come in Polonia, ad esempio, in cui il governo ha recentemente imposto leggi che limitano l’accesso all’aborto e ai contraccettivi, suscitando proteste da parte dei gruppi per i diritti delle donne.

È importante sottolineare che l’accesso ai metodi contraccettivi è un diritto umano fondamentale e dovrebbe essere garantito a tutte le donne, in tutto il mondo. La possibilità di scegliere se e quando avere figli è essenziale per l’emancipazione femminile e per il benessere delle donne e delle loro famiglie.