Di recente, il consiglio regionale della Lombardia ha approvato un progetto di legge, presentato dalla Lega :”La Lombardia è dei giovani” in cui si chiede la riduzione dell’Iva sui preservativi. Duplice obbiettivo che si cerca d raggiungere con questo progetto. Da un lato promuovere l’uso del preservativo, agevolando i più giovani; dall’altro bloccare il diffondersi delle malattie sessualmente trasmissibili.
“Il documento – ha spiegato il consigliere Alessandro Corbetta – è frutto di un lavoro congiunto con i rappresentanti della Lega giovani Lombardia, tra cui il coordinatore Alessandro Verri e il consigliere regionale Selene Pravettoni. Abbiamo posto l’accento sulla prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili, il cui trend è in costante crescita, in particolare tra i giovanissimi di età compresa tra i 15 e i 24 anni. Chiediamo di potenziare le azioni per aumentare la consapevolezza e l’informazione su questi temi, oltre a mettere in campo un rafforzamento dell’offerta gratuita di accertamenti diagnostici e terapeutici”.
Non è la prima volta che, in Italia viene proposta la diminuzione dell’imposta sui preservativi, ricordiamo che si tratta di dispositivi che proteggono da malattie a trasmissione sessuale e da gravidanze non desiderate. Rispetto agli altri Paesi Europei, l’Italia mostra un’imposta molto elevata su beni essenziali per la salvaguardia della salute sessuale.
“Con l’ordine del giorno abbiamo inoltre impegnato la giunta regionale ad attivarsi presso il governo per applicare ai preservativi, sia maschili che femminili, l’aliquota Iva ridotta al 4%”. In effetti il problema esiste. “Oggi – ha rimarcato il leghista – l’imposta sul valore aggiunto sui contraccettivi nel nostro Paese è al 22%, contro il 5% del Regno Unito, il 5,5% della Francia, il 6% dei Paesi Bassi, il 7% della Francia e il 13,5% dell’Irlanda. Chiediamo infine di promuovere nei centri Mts, i centri per le malattie trasmissibili sessualmente, e nei luoghi maggiormente frequentati dai giovani la distribuzione gratuita di profilattici e del materiale informativo del sistema sanitario regionale”, perché – ha concluso – “non va sottovalutato il fatto che sempre meno giovani usino il preservativo, una percentuale attuale del 49% contro il 57% del 2018”.








