Preservativi e Tampax a scuola: il grido di protesta delle studentesse di Milano per l’8 marzo

Nonostante continuino ad incassare “NO” non si danno per vinte. Anzi approfittano della viglia dell’8 marzo, prima dello sciopero generale in nome dei diritti femminili, per scendere in piazza e farsi notare dai media, affinché le aiutino a smuovere le acque.
Loro, giovani donne che affrontano gli stessi problemi di tutte le donne più adulte, oltre alle paturnie e alle difficoltà che inevitabilmente fanno rima con la parola “adolescenza”, sanno bene per cosa vale la pena festeggiare la Giornata Internazionale della Donna per protestare contro quella che ritengono una larvata forma di “violenza di genere”: l’assoluta sordità della scuola e del mondo del lavoro alle necessità biologiche delle donne.
Le studentesse, che hanno sfilato per le vie di Milano al seguito di un Tampax gigante, chiedono di poter installare a scuola un distributore di preservativi e assorbenti igienici femminili.
A loro, che più volte avevano inoltrato la stessa richiesta al dirigente scolastico, questo diritto è stato negato.
La situazione è pari in tutta Italia, che si tratti di scuola o mondo del lavoro: solo nel 2017 fu avanzata da una proposta di legge per introdurre il congedo mestruale, una pausa dal lavoro retribuita della durata di massimo tre giorni al mese, per esigenze fisiologiche. Questa proposta però, purtroppo non ha più avuto seguito.
I tassi di assenteismo dal mondo del lavoro per dismenorrea (dolori mestruali) varia dal 5 al 15%, mentre dal 13 al 15% delle studentesse sono costrette a saltare giorni di lezione che diventa anche difficile recuperare. Quelle che invece affrontano la scuola, a parte la solidarietà delle compagne, non hanno altri supporti. E, se hanno urgenza, devono ricorrere, quando è aperta, all’infermeria.
Di profilattici, unici dispositivi medici in grado di prevenire al contempo tutte le malattie sessualmente trasmesse e le gravidanze indesiderate… nemmeno l’ombra. Eppure il diritto alla sessualità sicura nell’adolescenza, nessuno si azzarda a negarlo. Purché sia fuori dalla scuola, quell’ambiente ovattato e scollato dal mondo dove l’educazione sessuale si ostina a non voler entrare. Con tutte le conseguenze sulla salute pubblica e sulle spese a carico della Sanità nazionale che ne derivano.

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