Il 94% dei giovani italiani ritiene necessaria l’inclusione dell’educazione affettiva e sessuale nei programmi scolastici. La maggioranza, più di sette studenti su dieci, preferisce che medici, psicologi e specialisti trattino questo argomento a scuola, mentre soltanto l’8% ritiene che gli insegnanti siano le figure più adatte. Per quanto riguarda il metodo di insegnamento, il 32% degli intervistati preferisce i gruppi di discussione, il 30% le lezioni tradizionali, e il 16% desidera l’opzione di sportelli di ascolto individuali con un esperto. Questi dati emergono da uno studio realizzato da Durex in collaborazione con Skuola.net, che ha coinvolto 15mila giovani tra gli 11 e i 24 anni, rappresentando una delle rare indagini annuali in Italia su questo tema

Aumenta l’attenzione del Governo sull’educazione affettiva e sessuale, vista come un primo passo importante. Diventa cruciale insegnare ai giovani il rispetto di sé e degli altri, promuovere relazioni sane, il consenso e una sessualità consapevole e sicura. Ai tempi odierni è necessario monitorare la conoscenza dei giovani italiani in tema di sessualità, tra gli 11 e i 24 anni, sui metodi contraccettivi e la prevenzione delle infezioni sessualmente trasmesse. 

Secondo un rapporto dell’UNESCO, l’Italia è tra le nazioni europee meno avanzate nell’implementazione dell’educazione sessuale comprensiva nelle scuole. Solo il 20% dei paesi ha legislazioni specifiche in questo campo e appena il 39% ha iniziative dedicate. Mentre in Europa l’educazione sessuale è obbligatoria nel 68% delle scuole primarie e nel 76% delle secondarie, in Italia non è un requisito.

Stato Attuale in Italia: Il progetto EduForIST, coordinato dall’Università di Pisa e finanziato dal Ministero della Salute, mira a introdurre l’educazione sessuale e affettiva nelle scuole italiane. Implementato come esperienza pilota nelle scuole secondarie di Lombardia, Toscana, Lazio e Puglia, ha coinvolto 24 istituti (11 di primo grado e 13 di secondo grado) raggiungendo 1.223 studenti negli anni scolastici 2021/2022 e 2022/2023. A differenza della maggior parte dei paesi europei, in Italia questa educazione non è un insegnamento obbligatorio e non è distribuita in modo sistematico e uniforme.