Tre preservativi risalenti a più di 170 anni fa sono stati ritrovati negli archivi del castello di Warwick, in Inghilterra. Una scoperta curiosa, forse anche un po’ impressionante vista con gli occhi di oggi, ma capace di raccontare un aspetto molto privato della vita nell’epoca vittoriana.

 

I reperti risalgono al 1853 e appartenevano a Henry Greville, conte di Warwick. Sono stati rinvenuti durante il lungo lavoro di catalogazione dell’archivio della famiglia Greville, composto da ben 1.303 scatole di documenti e oggetti. Non erano quindi esposti nelle stanze del castello, ma conservati lontano da sguardi indiscreti e, a quanto pare, volutamente tenuti nascosti dalle precedenti generazioni di archivisti, probabilmente troppo pudiche per mostrarli o anche solo parlarne.

A prima vista hanno ben poco in comune con i preservativi che utilizziamo oggi. Erano realizzati con intestini animali accuratamente lavorati e si fissavano alla base del pene con un sottile nastro, del quale sono ancora visibili alcuni frammenti. Niente lattice, serbatoio o confezione monouso: si trattava di prodotti artigianali, costosi e non facilmente accessibili a tutti.

Contrariamente a quanto si potrebbe immaginare, infatti, il preservativo non è affatto un’invenzione recente. Molto prima dell’arrivo del lattice furono utilizzati materiali diversi, tra cui lino, vesciche e membrane intestinali di origine animale. Queste ultime venivano pulite, trattate e trasformate in involucri sottili, con risultati certamente lontani dagli standard di comfort, vestibilità e sicurezza che conosciamo oggi.

Il loro scopo era principalmente quello di evitare gravidanze indesiderate e tentare di ridurre il rischio di contrarre malattie sessualmente trasmissibili. La protezione, però, era tutt’altro che affidabile. I preservativi ricavati da membrane animali potevano infatti presentare porosità e imperfezioni e, soprattutto, venivano spesso lavati e riutilizzati più volte. Una pratica comprensibile considerando quanto fossero costosi, ma decisamente poco sicura.

Il ritrovamento è interessante anche perché incrina, almeno in parte, l’immagine di un’epoca vittoriana completamente chiusa e repressiva nei confronti del sesso. Pubblicamente regnavano riservatezza e rigide convenzioni morali, ma nella vita privata le persone cercavano comunque sistemi per vivere la propria sessualità e controllarne le conseguenze. In altre parole, se ne parlava poco, ma il bisogno di protezione esisteva già.

Accanto ai tre preservativi sono state trovate numerose lettere private, comprese alcune testimonianze sentimentali della famiglia Greville. Fra queste compare anche una dichiarazione d’amore attribuita a Beau Brummell, celebre icona della moda inglese dell’Ottocento, indirizzata a Lady Sarah Savile, che in seguito sposò proprio Henry Greville. L’archivio restituisce così un ritratto molto più intimo e umano dei protagonisti dell’epoca, fatto non soltanto di titoli nobiliari e cerimonie, ma anche di amori, relazioni e precauzioni nascoste.

Oggi quei preservativi possono far sorridere per il materiale utilizzato e per il fiocchetto necessario a tenerli fermi, ma rappresentano una tappa importante nella storia della contraccezione. Osservarli significa rendersi conto di quanta strada sia stata percorsa: dai rivestimenti di origine animale, spesso riutilizzati, siamo arrivati a preservativi sottilissimi, controllati elettronicamente e disponibili in lattice, poliisoprene, poliuretano e altri materiali sintetici.

I tre reperti saranno esposti al Market Hall Museum di Warwick insieme alle lettere emerse dall’archivio. Dopo essere rimasti nascosti per oltre un secolo, diventano finalmente una piccola ma preziosa testimonianza di qualcosa che accomuna epoche molto diverse: il desiderio di vivere la sessualità con maggiore libertà e protezione.