Al via We test: per tutto il 2019 test rapido HIV nei circoli Lgbt

 

Si chiama “We test – Mettiamo la Salute in Circolo” ed è l’iniziativa che coinvolgerà, per tutto il 2019, 15 città italiane e 9 associazioni legate al mondo LGBT in una gara alla consapevolezza e alla prevenzione. Doppio l’obiettivo: da un lato rendere disponibile alle persone Lgbt test rapidi gratuiti per la diagnosi da HIV, intercettando così un pubblico che è già molto sensibile e che non sprecherebbe un solo test; dall’altro dimostrare a chi nutre pregiudizi quello che il Ministero della Salute ha confermato essere un dato stabile nel tempo (https://www.comodo.it/blog/giornata-mondiale-della-lotta-allaids-il-ministero-diffonde-i-dati-3400-nuovi-casi-di-hiv-nel-2017/): gli omossessuali, stando più attenti, si ammalano di meno degli etero.

L’Iniziativa è promossa in oltre 15 città da  Arcigay – Associazione LGBTI+ Italiana, ARCO – Associazione Ricreativa Circoli Omosessuali, Associazione Culturale e di Volontariato ARC Onlus, ASA – Associazione Solidarietà AIDS Milano, Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, Ireos  – Centro Servizi Autogestito Comunità Queer, NPS – Network Persone Sieropositive Onlus, NUDI – Nessuno Uguale Diversi Insieme, Plus – Persone Lgbt Sieropositive Onlus.

Perché tutti dovremmo fare il test dell’HIV

Secondo gli ultimi dati dell’Istituto Superiore di Sanità, a fronte di un numero sostanzialmente stabile di nuove infezioni da HIV nel 2017, continua ad esistere nel nostro Paese un grave problema legato al ritardo della diagnosi: oltre la metà (55,8%) delle persone che hanno avuto una diagnosi di infezione da HIV nel 2017 (3443) aveva già il sistema immunitario compromesso (definito come un numero di cellule CD4 inferiore a 350).

In altre parole, molti arrivano alla diagnosi di infezione da HIV quando sono già in AIDS conclamato. Sul totale dei nuovi casi di AIDS (690), infatti, la percentuale di persone con nuova diagnosi di AIDS che ignorava la propria sieropositività e ha scoperto di essere HIV positiva nei pochi mesi precedenti la diagnosi è del 73,9%, un dato che si stabilizza solo quest’anno dopo essere salito costantemente partendo dal 20,5%  del 1996.

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In genere, fa il test o chi presenta sintomi HIV correlati (32%) o chi ha avuto comportamenti a rischio (26%), mentre rarissime sono le persone che lo fanno per abitudine, periodicamente, anche se hanno un partner stabile, con cui però hanno sperimentato il sesso a tre o gli scambi di coppia.

Chi fa periodicamente il test, anche in caso di infezione, può tenere sotto controllo il virus e vivere una vita normale, anche sessualmente normale, senza rischi di contagio. Chi per paura non si sottopone al test compromette il proprio sistema immunitario fino ad imbattersi in quell’insieme di patologie che rappresentano il punto di non ritorno e prendono il nome di Aids.

We Test durerà tutto il 2019, per un totale di oltre 3000 test rapidi, sui quali verrà avviata un’azione coordinata di monitoraggio a cui seguiranno azioni istituzionali per rendere un diritto di tutti quello ad una sessualità libera, consapevole ed informata.

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