Aids e lavoro

Nel diritto del lavoro sono almeno tre i profili di tutela da porre al centro dell’attenzione, tenendo conto dei diversi stadi della malattia, del modo in cui essa si sviluppa e delle accertate cause di possibile contagio.

  1. Innanzitutto il profilo della tutela della privacy del lavoratore, ossia il diritto di non subire controlli ingiustificati e illegittimi sia prima dell’assunzione (soprattutto se i controlli costituiscono una forma di discriminazione nell’accesso al lavoro e nel diritto all’assunzione), sia nel corso del rapporto di lavoro in ragione di un sospetto di sieropositività. In particolare va sottolineato il divieto per il datore di lavoro di effettuare indagini, dirette o indirette, per l’accertamento dell’infezione, assumendo informazioni private o con altri mezzi investigativi.
  2. In secondo luogo il diritto alla tutela della salute del lavoratore affetto da Hiv, inteso come diritto a essere curato e assistito senza pregiudizio per la posizione lavorativa acquisita. In particolare va sottolineato l’obbligo per il datore di lavoro di attuare tutti gli interventi necessari per assicurare l’incolumità fisica dei lavoratori e per rendere effettiva a tutela della salute anche in presenza di comportamenti imprevidenti da parte degli stessi, nonché l’obbligo di avviare una capillare politica di informazione sui rischi reali di contagio.
  3. Da ultimo il profilo attinente la garanzia di non essere discriminato con riguardo allo sviluppo della professionalità. In particolare va sottolineato il diritto del lavoratore di non subire pregiudizi professionali (spostamenti, declassamenti, ecc.) e quello di non essere licenziato in conseguenza della contrazione del virus. Diverso, invece, è il problema della tutela del lavoratore affetto da Aids conclamato nei periodi coincidenti con episodi febbrili o di crisi acuta da astenia, durante i quali è evidente l’incapacità di lavorare del soggetto. Laddove il malato dovesse presentare sintomi tali da renderlo inabile al lavoro, infatti, scatterebbe il normale rimedio della sospensione del rapporto di lavoro per malattia per tutto il periodo di comporto generalmente previsto dalla normativa contrattuale. Durante tale periodo il lavoratore non potrà essere licenziato, essendogli garantita la conservazione del posto per un certo lasso di tempo (cosiddetto periodo differenziato). Naturalmente, in presenza di una o più patologie che pregiudichino la capacità di espletare una anormale attività lavorativa e dietro riconoscimento di almeno il 46% di invalidità da parte delle commissioni mediche istituite presso le Asl, il malato di Aids avrà diritto sia alle prestazioni di cui godono le persone con disabilità (Legge quadro n. 104 del 5 febbraio 1992) per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate), sia alle tutele garantite ai portatori di Hiv in stato conclamato dalla normativa vigente in materia di diritto dei disabili (L. 68/99, integrata dal Dpr 333/2000). Come noto, infatti, l’ordinamento giuridico italiano promuove l’inserimento e l’integrazione lavorativa delle persone disabili o svantaggiate nel mondo del lavoro attraverso servizi di sostegno e di collocamento mirato.
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